Israele, maxi-focolaio di vaccinati: il caso che spaventa il mondo, quanto era passato dalla 2° dose
Ecco come il Covid può diffondersi in ospedale (anche con vaccini e mascherine)
In Israele un paziente in dialisi ha dato il via a un focolaio che ha coinvolto 41 persone (solo tre non vaccinate, le altre immunizzate da oltre 5 mesi). Cinque pazienti con malattie pregresse sono morti mentre gli operatori sanitari sono rimasti asintomatici
Mascherine e vaccini anti Covid non sono bastati a evitare un importante focolaio che si è verificato nel luglio 2021 in un ospedale in Israele. A raccontarlo è uno studio pubblicato su Eurosurveillance, la rivista europea sulla sorveglianza, l’epidemiologia , la prevenzione e il controllo delle malattie infettive.
Quel che è successo al Meir Medical Center è emblematico: un anziano paziente in dialisi, non testato per Covid al suo ingresso, ma poi risultato positivo, ha contagiato altre 41 persone tra pazienti, personale ospedaliero (che indossava la mascherina) e familiari. Ben 39 dei contagiati (il 96%) erano completamente vaccinati, tutti da oltre cinque mesi.
Questo non significa che i vaccini non funzionano perché come spiega l’analisi a soffrire di più sono stati i pazienti anziani, ospedalizzati e con malattie pregresse mentre medici e infermieri, più giovani, sono rimasti per lo più asintomatici.
Per questo la terza dose di vaccino anti Covid può essere utile per proteggere meglio i pazienti più fragili ma, allo stesso tempo, soprattutto negli ambienti più a rischio, va meglio valutata la gestione dell’aria con una ventilazione meccanica forzata efficiente. E anche le mascherine vanno sempre indossate in modo adeguato, anche tra pazienti ricoverati nella stessa stanza: non bisogna mai abbassare la guardia perché il virus è subdolo e si diffonde facilmente via aerosol.
Il Meir Medical Center dispone di 780 posti letto e la maggior parte delle stanze può ospitare 3-4 pazienti. A partire dal marzo 2020 i pazienti sono stati incoraggiati a indossare la mascherina chirurgica e, sebbene l’indicazione non sia stata sempre seguita alla lettera, durante le visite mediche i dispositivi di protezione individuale erano utilizzati da entrambe le parti. Nei reparti Covid il personale sanitario ha sempre indossato mascherine N-95, visiera, camice, guanti e copertura per capelli.Lo studio spiega nel dettaglio come è stata condotta l’indagine epidemiologica per identificare il caso indice e le altre persone rimaste contagiate dopo che un operatore sanitario era risultato positivo. Il caso indice era un paziente in emodialisi completamente vaccinato di 70 anni ricoverato a metà luglio con febbre e tosse insieme ad altri tre pazienti nella stessa stanza.
L’uomo non è stato testato per il Covid perché i suoi sintomi sono stati scambiati per una possibile infezione al flusso sanguigno. Quattro giorni dopo il ricovero, dopo essere stato trasferito un paio di volte dell’unità di dialisi per sottoporsi alla procedura, al paziente è stato diagnosticato il Covid. Subito dopo anche gli i suoi tre compagni di stanza sono risultati positivi e tutti sono stati trasferiti nel reparto Covid. C.D.S
Commenti
Posta un commento